
Ogni volta che Google annuncia uno “spam update” il mondo SEO trattiene il fiato — ma pochi sanno davvero cosa cambia, cosa viene colpito e come proteggersi. Con l’August 2026 Spam Update in corso, questa è l’occasione giusta per fare chiarezza: cosa sono gli spam update, come funziona SpamBrain, quali sono le norme antispam di Google e, soprattutto, cosa fare (e non fare) per mettere al sicuro la visibilità organica del tuo sito.
Spam update e core update: non sono la stessa cosa
Prima di tutto una distinzione che genera molta confusione. I core update sono revisioni ampie e periodiche del modo in cui l’algoritmo valuta la qualità e la pertinenza complessiva dei contenuti: toccano potenzialmente tutti i siti e premiano l’utilità reale delle pagine. Gli spam update, invece, hanno un obiettivo più chirurgico: rafforzano l’applicazione delle norme antispam di Google, colpendo chi viola regole precise.
In pratica: se dopo un core update perdi posizioni, il problema è spesso legato alla qualità o alla competitività dei tuoi contenuti; se le perdi dopo uno spam update, con ogni probabilità qualcosa nel sito — contenuti, link, tecniche adottate — rientra tra le pratiche considerate spam.
Che cos’è SpamBrain
SpamBrain è il sistema di intelligenza artificiale con cui Google individua lo spam su scala globale. Introdotto nel 2018 e potenziato di anno in anno, non si limita a riconoscere i siti che violano le regole: individua anche quelli che ne traggono beneficio, ad esempio ricevendo link innaturali. Gli spam update come quello di agosto 2026 sono, in buona parte, il momento in cui i miglioramenti di SpamBrain vengono applicati ai risultati di ricerca. Ecco perché non serve un nuovo “regolamento”: basta una rete di rilevamento più efficace per ridisegnare le SERP.
Le norme antispam di Google, spiegate
Le policy antispam sono pubbliche e definiscono con chiarezza cosa Google considera manipolazione. Conoscerle è il primo passo per capire se il tuo sito è esposto. Ecco le principali:
- Scaled content abuse (abuso di contenuti su larga scala): generare grandi volumi di pagine con l’obiettivo primario di posizionarsi, non di aiutare gli utenti. È la voce più rilevante nell’era dell’AI generativa.
- Site reputation abuse (abuso della reputazione del sito): pubblicare contenuti di terze parti di scarso valore sfruttando l’autorevolezza di un dominio ospitante (il cosiddetto “parassitismo SEO”).
- Expired domain abuse (abuso di domini scaduti): comprare domini con uno storico autorevole per riproporli con contenuti diversi e sfruttarne la reputazione residua.
- Link spam: link acquistati, scambiati o costruiti solo per manipolare il ranking, anziché guadagnati con contenuti di valore.
- Cloaking: mostrare a Google contenuti diversi da quelli visti dagli utenti.
- Doorway pages: pagine create solo per intercettare specifiche query e incanalare l’utente altrove.
- Contenuti copiati (scraped content): riproporre contenuti di altri siti senza aggiungere valore.
- Testo e link nascosti, keyword stuffing, reindirizzamenti ingannevoli: tecniche di manipolazione “classiche” ancora sanzionate.
- Contenuti hackerati, malware e comportamenti ingannevoli che mettono a rischio gli utenti.
Una novità importante del 2026: da maggio le norme includono esplicitamente i tentativi di manipolare le risposte generative nella Ricerca, comprese le AI Overviews e l’AI Mode. È il segno che la lotta allo spam si è estesa dal posizionamento “classico” alla visibilità dentro le risposte AI — un tema che approfondiamo nella nostra guida al posizionamento off-page nell’era GEO.
Come capire se sei stato colpito
Non tutti i cali di traffico dipendono da uno spam update. Per capirlo servono metodo e dati:
- Verifica le date: il calo coincide con la finestra del rollout? La sovrapposizione temporale è il primo indizio.
- Analizza Search Console: osserva quali pagine e query hanno perso, e se il calo è diffuso o concentrato su una sezione specifica.
- Isola le cause: le pagine colpite hanno in comune contenuti sottili, generati in serie o profili di link discutibili?
- Controlla le azioni manuali: se in Search Console non compaiono, si tratta di una valutazione algoritmica, non di una penalità manuale.
Come proteggersi (e come recuperare)
La strategia migliore contro gli spam update non è reattiva ma preventiva. Chi lavora bene tutto l’anno vede questi aggiornamenti come non-eventi. Ecco i principi che applichiamo con i nostri clienti:
- Usa l’AI come strumento di bozza, non come autore: ogni contenuto va rivisto, verificato e arricchito da competenza umana ed esperienza reale.
- Punta al valore, non alla quantità: meglio poche pagine eccellenti che centinaia di pagine sottili. Rimuovi o migliora i contenuti a basso valore, senza “diluire” il sito.
- Costruisci link in modo naturale: partnership, menzioni guadagnate e contenuti citabili valgono più di qualsiasi acquisto.
- Cura la SEO tecnica: un sito pulito, veloce e ben strutturato riduce i segnali ambigui. La nostra checklist SEO tecnica per eCommerce è un buon punto di partenza.
- Monitora con costanza: tieni sotto controllo Search Console e la volatilità durante ogni rollout.
Se il sito è stato interessato, il recupero richiede due cose: correggere davvero ciò che viola le regole e avere pazienza. I sistemi automatici di Google hanno bisogno di tempo — spesso mesi — per riconoscere che un sito è tornato conforme. Nessuna scorciatoia accelera questo processo: interventi affrettati durante un rollout attivo rischiano solo di peggiorare la situazione.
Il punto di vista di SeoMask
Gli spam update non sono un pericolo per chi costruisce un progetto solido: sono un vantaggio competitivo. Ogni volta che Google alza l’asticella sulla qualità, chi ha lavorato bene guadagna terreno rispetto a chi ha scelto le scorciatoie. Il nostro approccio è esattamente questo: contenuti utili, tecnica impeccabile e crescita sostenibile dell’autorevolezza.
Vuoi sapere se il tuo sito è al riparo dal prossimo aggiornamento? Possiamo eseguire un audit antispam completo — contenuti, link e aspetti tecnici — e indicarti le priorità di intervento. Richiedi il tuo audit SEO.
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